Chuck Berry – Johnny B. Goode

Talvolta quando si scrive un’autobiografia si utilizza l’espediente di dare nomi fittizi a personaggi realmente esistiti , per camuffare la loro identità (soprattutto quando si raccontano fatti sconvenienti per la loro immagine, anche se non è questo il caso). Alla base di questa canzone c’è proprio la vita di Chuck Berry, anche se il nome del protagonista non è il suo: Johnny è un omaggio a Johnnie Johnson, pianista e bluesman a cui Berry deve gran parte del sound che l’ha reso famoso, Goode deriva invece dalla via in cui è nato Berry (Goode Avenue a St. Louis, Missouri) e, come tocco finale, è stato aggiunto un middle name con iniziale puntata…

Scritto nel 1955 e pubblicato solo tre anni più tardi, questo brano rappresenta la visione rock’n’roll del sogno americano: è infatti la storia di un povero ragazzo di campagna che diventa una star grazie al duro lavoro e al talento nel suonare la chitarra. Berry si sottopose anche ad una forma di autocensura, cambiando il termine colored boy (ragazzino di colore) in country boy (ragazzo di campagna), per far sì che anche le radio “bianche” lo trasmettessero. Nonostante questa piccola ingiustizia, una registrazione della canzone da parte di Berry fu inserita nel “Voyager Golden Record” (accorpato alla navicella spaziale Voyager mandata in orbita nel 1977) come uno dei tre esempi che meglio rappresentano la musica degli Stati Uniti, nel caso in cui qualche extraterrestre volesse mai venire in contatto con la cultura americana…

Dovete sapere che il riff iniziale, che tantissimi musicisti hanno ripreso, è in realtà copiato nota per nota dall’assolo di apertura di Ain’t That Just Like a Woman di Louis Jordan, brano quasi sconosciuto risalente al 1946. Sulla scia di questo successo, Berry riprese il personaggio protagonista della canzone in altre due canzoni, “Bye Bye Johnny” and “Go Go Go” e intitolò un suo album strumentale “Concerto in B. Goode”, dove la B nella notazione anglosassone corrisponde al Si, facendo il verso alla musica classica.

Le cover di questo brano sono numerosissime (tra queste, lo stesso Johnnie Johnson, citato sopra, esordì con un disco chiamato “Johnnie B. Bad”), ma è impossibile non citare la scena cult di “Ritorno al futuro”, (film del 1985 diretto da Robert Zemeckis), dove un intraprendente Michael J. Fox, alias Marty McFly, catapultato nel passato ad una festa di liceo del 1955, viene chiamato sul palco a sostituire Marvin Berry, il chitarrista della band, che si era infortunato ad una mano. Marty esegue il pezzo riscuotendo un enorme successo: lo stesso Marvin Berry si precipita a telefonare a suo cugino Chuck per fargli ascoltare in diretta “quel nuovo sound che stava cercando”.

«Se ti ci metti con impegno raggiungi qualsiasi risultato.»

George McFly, dal film “Ritorno al Futuro”

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