The Eagles – Hotel California

È venuta l’ora di parlare di una delle canzoni più belle e misteriose della storia della musica, donataci dalle Aquile del rock. Su questa canzone è stato detto di tutto e ognuno ci ha visto dentro quello che voleva, ma l’idea di base parte dal fascino che l’America ha da sempre esercitato verso tutti coloro che vi vedevano l’unica vera strada per il successo: quel Sogno Americano così vulnerabile e fragile che per pochi fortunati ha rappresentato un vero e proprio sogno, per molti un incubo.

La canzone si può nettamente dividere in due parti. Don Henley e Glen Frey scrissero una prima parte intrisa di puro ottimismo, mentre viaggiavano in auto di notte verso la città degli angeli, quella Los Angeles che per chi non è del posto (e si è già risvegliato dal sogno americano ormai da tempo), rappresenta la suite più lussuosa dell’Hotel che è l’intera ragione della California. Il lato oscuro della canzone venne aggiunto solo in seguito, ed è la parte più interessante del testo.

La storia narra di un viaggiatore stanco che all’inizio è felice di essere arrivato in un hotel così lussuoso, solo dopo capisce che in realtà quella è una trappola perché qello è un posto dove “you can check out any time you like but you can never leave” (“puoi lasciare libera la stanza a qualsiasi ora tu voglia, ma non potrai mai andartene”). Hotel California è la metafora del sogno americano infranto, degenerato in incubo per colpa degli eccessi dell’edonismo e dell’autodistruzione che questo porta con sé. Nonostante sia un Inferno sulla Terra, tu non solo non puoi andartene, ma soprattutto non vuoi andartene, perché lasciarlo significherebbe risvegliarsi per sempre dal tuo Grande Sogno.

Esistono diverse interpretazioni del testo: c’è chi ha visto nella canzone un allegoria della negatività dell’industria musicale della California del Sud alla fine degli anni ’70 che trascinava tutto in vortice di autodistruzione, quasi fosse un buco nero; gli Eagles stessi dichiararono che in quel periodo erano preda di alcol e droga e che si trattava di una metafora della schiavitù da stupefacenti. Altri ancora dicevano che quell’hotel fosse un manicomio, un vero hotel gestito da cannibali o una metafora del cancro.

Come per altri capolavori del rock, non manca anche in questo caso la teoria che ritrova riferimenti satanici nei suoi versi (in particolare: “And in the master’s chambers – They gathered for the feast – They stab it with their steely knives – But they just can’t kill the beast” che significa “E nella stanza del padrone – si sono radunati per il banchetto – lo pugnalano con i loro coltelli d’acciaio – ma non possono semplicemente uccidere la bestia”) e nella copertina, che raffigura all’interno, una testa rasata che si affaccia in una finestra (secondo alcuni si trattava di Anton Lavey, fondatore della Chiesa di Satana a San Francisco, in California Street) e due diavoli che spuntano a destra, nella foto di gruppo. Tutte queste teorie furono smentite dagli Eagles stessi, ma effettivamente il dubbio rimane…

Infine ci sono due parole che meritano la nostra attenzione: colitas, presente nella prima strofa della canzone, che indica degli “inebrianti fiori del deserto” (parole degli stessi Don Henley e Don Felder), mentre secondo alcune teorie che girano in rete “colitas” è un termine spagnolo che significa “piccole code“, in riferimento ai germogli della Cannabis; steely che è un dichiarato omaggio agli Steely Dan, che a loro volta avevano scritto il verso “Turn up the Eagles, the neighbours are listening” nella loro Everything You Did.

Tra le numerosissime cover, la più popolare è la versione gitana e flamencata del 1988 dei Gipsy King, inclusa nella colonna sonora de Il Grande Lebowski.

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Una Risposta to “The Eagles – Hotel California”

  1. You can check out any time you like,
    But you can never leave

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