Pink Floyd – Wish You Were Here

Una canzone stupenda, caratterizzata da un lirismo intenso, dotata di una malinconica leggerezza e sospesa nell’etere, grazie alla fusione della chitarra acustica e di un cantato quasi assorto. Una delle più belle canzoni da dedicare a qualcuno che non c’è più perché si è perso per strada, qualcuno insieme a cui di strada ne avete percorsa molta, divertendovi e imparando l’uno dall’altro, e ora vorreste che fosse ancora lì con voi per continuare a crescere insieme, come ai bei vecchi tempi.

È questo l’input che ha spinto Roger Waters e David Gilmour a scriverne rispettivamente testo (adattato da una poesia del primo) e melodia (basato sul riff creato dal secondo). Il brano è dedicato all’ex membro dei Pink Floyd Syd Barrett, allontanato dal gruppo a causa del massiccio uso di droghe (soprattutto LSD) che aveva compromesso il suo talento e la sua ragione, non permettendogli più di essere in grado di lavorare in studio o di suonare ai concerti: aveva comportamenti bizzarri e insensati, al limite del patologico. Amici e parenti si accorgevano di quanto era cambiato, non era più il vecchio Syd, il geniale fondatore dei Pink Floyd… ormai era diventato un peso, una minaccia per il gruppo che, dapprima, cercò di limitarne la presenza e pian piano lo retrocesse dal ruolo di lead guitar a chitarra d’accompagnamento, finché un giorno tutti loro si “dimenticarono” di passarlo a prendere per andare ad un concerto e, una volta accortisi della sua assenza, proseguirono fregandosene di lui.

Ma un altro destinatario della canzone è lo stesso Roger Waters, che non è riuscito e non riesce ancora a perdonarsi, a distanza di decenni, il fatto di essersi spacciato per amico fraterno di Syd e poi averlo abbandonato in un momento molto difficile per lui, solo per seguire le logiche del lavoro e del successo. Proprio lui che era stato cresciuto da una madre molto impegnata nel sociale, che aveva fatto di lui una persona sensibile, romantica e idealista. Anche in Waters qualcosa si era rotto, ma più che nella sua mente (come l’amico), nella sua anima. Ora era consapevole di essere diventato una gelida rockstar spietata che non aiutava chi rimaneva indietro rispetto agli altri e non si faceva scrupoli a scaricarlo, benché lui e gli altri membri del gruppo gli dovessero tutto (una volta fu lo stesso Waters ad ammettere che “Syd era la gallina che aveva scoperto l’uovo d’oro”).

Celeberrima è l’introduzione del brano, la cosiddetta Radio Sequence, che fu registrata puntando i microfoni verso l’altoparlante dell’autoradio di Gilmour e cambiando manualmente frequenza: quello che si può sentire è prima una discussione tra un uomo e una donna, poi un accenno della quarta sinfonia di Čajkovskij e infine l’intro vera e propria del pezzo eseguita da una chitarra, dal suono disturbato da un fruscio. Dopo poco si aggiunge un’altra chitarra, dal timbro più nitido e forte, come a voler rappresentare qualcuno che suona sulle note disturbate provenienti dalla radio e, a sottolineare il fatto che questa persona sia esterna alla radio, si sentono anche un colpo di tosse e un sospiro col naso.

I Pink Floyd la eseguirono live per la prima volta durante il tour del 1977 (in alcuni di questi spettacoli, il batterista Nick Mason portava sul palco una vera radio a transistor, collegandola sulle frequenze locali, per imitare l’intro originale della canzone), poi non la eseguirono più in concerto fino al 1987, dopodiché divenne un loro cavallo di battaglia e non la abbandonarono più.

Siamo solo due anime smarrite | che nuotano in una boccia per pesci | anno dopo anno | Correndo sullo stesso vecchio suolo | che cosa abbiamo trovato? | Le stesse vecchie paure | vorrei che tu fossi qui

Storica re-union dei Pink Floyd per l’esecuzione durante il Live 8 del 2005:


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