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Bob Dylan – Like A Rolling Stone

Posted in Folk Rock, Rock on 12 marzo 2010 by sharkmax88

Beh, da qualche parte bisognerà pur iniziare, e allora perché non farlo con quella che secondo la rivista Rolling Stone è la più grande canzone di tutti i tempi?

La canzone fu scritta nel 1965, e si può dire che le sue origini non hanno musica: tutto nasce da uno scritto di una ventina di pagine nel quale Dylan sfogava la sua rabbia a suon di invettive nei confronti di una ragazza, una misteriosa “miss solitudine” (probabilmente Edie Sedgwick, una bellissima modella e attrice della Factory di Andy Warhol, che il cantante aveva conosciuto in quello stesso anno e per la quale sembra abbia scritto anche un altro capolavoro: Just Like a Woman), la protagonista della canzone, che, dopo aver vissuto una vita nel benessere e nella ricchezza, cade in rovina come una pietra rotolante.

Fu registrata il 15 e 16 giugno dello stesso anno, da Bob Dylan e dalla sua band allora composta da: Mike Bloomfield alla chitarra, Al Kooper all’inconfondibile organo, Paul Griffin al piano, Russ Savakus al basso e Bobby Gregg. Il brano, pur superando i 6 minuti di lunghezza, uscendo, per questo e altri motivi, dai canoni dell’epoca, fu il più grande successo di Bob Dylan, restando nella classifica americana per ben 3 mesi (quasi record!).

Questo successo, però, come avviene secondo le migliori tradizioni, non gli fu riconosciuto sin da subito: quando Dylan la eseguì dal vivo per la prima volta il 25 luglio 1965 (5 giorni dopo la sua pubblicazione ufficiale in 45 giri, insieme a Gates of Eden sul lato B) al Festival Folk di Newport, fu accolta piuttosto male, per non dire fischiata, dai sostenitori più accaniti del folk, che vedevano Dylan come un loro profeta, armato di sola chitarra acustica e armonica. Lui invece li sconvolse con una lunga ballata elettrica.

Ma, d’altronde, Dylan è fatto così: quando gli si cuce un ruolo addosso (quello del profeta, in questo caso) e lui non ci si ritrova, se ne frega del successo che sta ottenendo grazie all’immagine che il pubblico si è fatta di lui, e, sul più bello, tradisce la folla per sentirsi invece libero di proseguire la propria strada, in tutta sincerità con se stesso. Tutti, a partire dal mondo della musica, dovremmo trarne una lezione: meglio seguire ciò in cui si crede veramente e agire di conseguenza, consapevoli di rimanere fedeli a se stessi, piuttosto che seguire logiche esterne, quasi sempre a scopo di lucro, e fare ciò che ci viene imposto per piacere agli altri, tradendo in primis noi stessi.

«Preferisco essere odiato per ciò che sono, invece che amato per ciò che non sono» Kurt Cobain

Ecco l’esibizione di Dylan a Newport (25/07/1965):