Archive for the Rock & Roll Category

Elvis Presley – Blue Suede Shoes

Posted in Rock, Rock & Roll on 26 marzo 2010 by sharkmax88

Siete mai stati al Bowling? Beh, vi devo confessare che spesso, finita la partita, mi è venuta voglia di scambiare le mie scarpe d’ordinanza con quelle luccicanti e colorate che ti danno apposta per il parquet. Dovete sapere che benché possa sembrarvi un pensiero bizzarro, che c’è chi ha fatto di peggio…

Tutto ha origine da un tarlo che un certo Johnny Cash mise in testa a Carl Perkins nel 1955: il primo aveva conosciuto, quando era in servizio militare in Germania, un aviatore che era solito usare un paio di “Scarpe di Camoscio Blu” (?), almeno a quanto dichiarava lui, e chiese all’altro perché non scrivesse una canzone su quella particolarità. Perkins rispose: “Non ne so niente di scarpe… Come faccio a scrivere una canzone su questo tipo e le sue scarpe se non so neanche come si scrive la parola camoscio (suede, ndr)?”.

Ma anche questa volta il caso si frappose nella vicenda: la sera del 4 Dicembre 1955, mentre stava suonando durante un ballo, notò una coppia di ragazzi che ballavano vicino al palco. La ragazza era davvero una bellezza mozzafiato, eppure il ragazzo, invece di godersela, sembrava essere concentrato solo sulle sue nuove scarpe di camoscio blu, ammonendo la compagna di stare attenta a non pestargliele… Perkins rimase sconcertato da un uomo che anteponeva le scarpe ad una donna così bella…

Da quell’episodio Perkins decise di ascoltare il consiglio di Cash e pensò quella stessa notte ad una filastrocca che potesse adattare… Dopo un po’ di tentativi se ne uscì con la frase: “Well, it’s one for the money… Two for the show… Three to get ready… Now go, man, go!” accompagnata da un accattivante ritmo boogie. Perkins la scrisse di getto, sulla prima cosa che gli capitò sotto mano (un sacco marrone di patate) e scrivendo swade al posto di suede… Fu poi il produttore Sam Phillips a far cambiare il verso “Now go, man, go!” in “Now go, cat, go!”. La canzone venne terminata il 17 Dicembre e incisa il 19 di quell’anno. Rappresenta uno dei primi rockabilly della storia.

Blue Suede Shoes divenne il primo successo musicale a vendere un milione di copie ed entrare in due top charts di generi musicali diversi (Rhythm & Blues, Pop). Se già era famosa con la registrazione di Perkins per la Sun Records, quando la RCA decise di farne realizzare una cover di Elvis Presley (la moda delle cover era nata proprio negli anni 1940-1950) la canzone spopolò in tutto il mondo. Elvis rimase comunque fedele a Perkins e al suo manager, che erano suoi amici, e decise col manager della RCA che avrebbe distribuito la sua cover del brano come singolo solo una volta che il successo della versione originale fosse calato, per questo la registrò il 30/01/1956 per poi rilasciarla sul mercato solo l’08/09/1956.

«Fai qualcosa che valga la pena ricordare.» Elvis Presley

Chuck Berry – Johnny B. Goode

Posted in Rock, Rock & Roll on 20 marzo 2010 by sharkmax88

Talvolta quando si scrive un’autobiografia si utilizza l’espediente di dare nomi fittizi a personaggi realmente esistiti , per camuffare la loro identità (soprattutto quando si raccontano fatti sconvenienti per la loro immagine, anche se non è questo il caso). Alla base di questa canzone c’è proprio la vita di Chuck Berry, anche se il nome del protagonista non è il suo: Johnny è un omaggio a Johnnie Johnson, pianista e bluesman a cui Berry deve gran parte del sound che l’ha reso famoso, Goode deriva invece dalla via in cui è nato Berry (Goode Avenue a St. Louis, Missouri) e, come tocco finale, è stato aggiunto un middle name con iniziale puntata…

Scritto nel 1955 e pubblicato solo tre anni più tardi, questo brano rappresenta la visione rock’n’roll del sogno americano: è infatti la storia di un povero ragazzo di campagna che diventa una star grazie al duro lavoro e al talento nel suonare la chitarra. Berry si sottopose anche ad una forma di autocensura, cambiando il termine colored boy (ragazzino di colore) in country boy (ragazzo di campagna), per far sì che anche le radio “bianche” lo trasmettessero. Nonostante questa piccola ingiustizia, una registrazione della canzone da parte di Berry fu inserita nel “Voyager Golden Record” (accorpato alla navicella spaziale Voyager mandata in orbita nel 1977) come uno dei tre esempi che meglio rappresentano la musica degli Stati Uniti, nel caso in cui qualche extraterrestre volesse mai venire in contatto con la cultura americana…

Dovete sapere che il riff iniziale, che tantissimi musicisti hanno ripreso, è in realtà copiato nota per nota dall’assolo di apertura di Ain’t That Just Like a Woman di Louis Jordan, brano quasi sconosciuto risalente al 1946. Sulla scia di questo successo, Berry riprese il personaggio protagonista della canzone in altre due canzoni, “Bye Bye Johnny” and “Go Go Go” e intitolò un suo album strumentale “Concerto in B. Goode”, dove la B nella notazione anglosassone corrisponde al Si, facendo il verso alla musica classica.

Le cover di questo brano sono numerosissime (tra queste, lo stesso Johnnie Johnson, citato sopra, esordì con un disco chiamato “Johnnie B. Bad”), ma è impossibile non citare la scena cult di “Ritorno al futuro”, (film del 1985 diretto da Robert Zemeckis), dove un intraprendente Michael J. Fox, alias Marty McFly, catapultato nel passato ad una festa di liceo del 1955, viene chiamato sul palco a sostituire Marvin Berry, il chitarrista della band, che si era infortunato ad una mano. Marty esegue il pezzo riscuotendo un enorme successo: lo stesso Marvin Berry si precipita a telefonare a suo cugino Chuck per fargli ascoltare in diretta “quel nuovo sound che stava cercando”.

«Se ti ci metti con impegno raggiungi qualsiasi risultato.»

George McFly, dal film “Ritorno al Futuro”